Il Fantasma del Castello della Lucertola – Apricale

Nell’entroterra di Bordighera, percorrendo oltre dieci chilometri dalla costa, si arriva al Borgo di Apricale, che fu fondato dai conti di Ventimiglia, approssimativamente verso il X secolo d.c.. In posizione dominate fa la sua bella vista il Castello detto della Lucertola, anche esso del X secolo, attorno al quale si è sviluppato il resto del borgo. La fortificazione, che fu rimaneggiata nei secoli successivi, vide avvicendarsi diversi proprietari a seconda del periodo storico. Attualmente è di proprietà del Comune e al suo interno, oltre a essere conservati documenti e reperti, si tengono importanti eventi culturali e mostre.
La storia del Castello s’intreccia con vicenda della bellissima contessa Cristina Anna Bellomo (1861-1904), che visse nel maniero a cavallo tra il 1800 e il 1900, il fantasma della quale si dice aleggi ancor oggi in quella che fu la sua ultima dimora. La sua vita ricorda un po’ quella delle principesse delle fiabe ma purtroppo senza il tradizionale lieto fine.  Stando a quanto riportato da documenti custoditi nel piccolo Borgo di Apricale la contessa nacque nel 1861 da una famiglia molto povera. Si sposò giovanissima con uno che certo non si può definire un galantuomo, tal Giobatta Pisano, detto Battilosso. Trasferitisi a Nizza, stupenda città della Costa Azzurra, Crisitna fu abbandonata dal marito che, nel tentativo di sottrarsi alla gendarmeria che lo ricercava perché coinvolto in fatti illeciti, scappò in America.  La nostra eroina, è il caso di dirlo, si rimboccò le maniche per sopravvivere e andò a servizio come cameriera presso un nobiluomo parigino, tal conte Charles De la Tour, che trascorreva la sua vita fra la capitale di Francia e la soleggiata Nizza.  Rientrato a Parigi, portando con sé Cristina, in qualità di mentore, provvide la donna di un’adeguata istruzione, degna di una principessa. Cristina entrata nelle grazie del conte, il quale era innamorato di lei, iniziò così un periodo d’oro della sua vita, intrecciando relazoni sociali con nomi illustri della musica e della letteratura quali: Emile Zola, Marcel Proust, Claude Debussy. Alla morte del conte, che avrebbe voluto sposarla, ma ne era impossibilitato perché Cristina risultava ancora coniugata con il Battilosso, la donna ereditò un immensa fortuna compreso il suo titolo nobiliare, diventando così per tutti la Contessa della Torre. La neo aristocratica, non volendo vivere in solitudine, convinse una sua nipote, tal Maria Pizzio, a raggiungerla a Parigi per condividere con lei le sue agiatezze. Cristina e Maria vissero momenti avventurosi e numerosi furono i viaggi intrapresi in giro per tutta l’Europa, tra questi il più importante le condusse alla corte dello Zar di Russia. Lì intrecciò una storia d’amore con il fratello dello Zar, il Granduca Sergio di Pietroburgo.  Per potersi sposare Cristina doveva ottenere l’annullamento del suo matrimonio. Fu cosi che dopo diverse trattative la Contessa convocò il marito, Giobatta Pisano, ad Apricale, per discutere circa le modalità di scioglimento del loro vincolo. Chissà, forse abbagliato da tanta opulenza e ricchezza, magari dopo un’accesa discussione, il Giobatta uccise Cristina Anna Bellomo, suicidandosi subito dopo: oggi lo definiremmo un femminicidio ingiustificato. Era 30 maggio 1904 a soli 43 anni, perdeva la vita, uccisa dalla furia omicida del consorte, Cristina Anna Bellomo "Contessa della Torre".


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