Il Mistero del Ponte di Siano - (CZ)

Siano è una frazione del comune di Catanzaro, in Calabria, in questo territorio, anni orsono, accadde un fatto tanto singolare da destare l’interesse dei media, soprattutto quelli televisivi. Nel 1994 la trasmissione di Rai 2 "Misteri" condotta da Lorenza Foschini, dedicò a questa storia uno speciale.

Una delle vallate della città, quella dove scorre il fiume Musofalo, è congiunta da un ponte, chiamato dai locali "viadotto di Siano". Questo luogo ha una triste fama, in quanto nei tempi passati, era utilizzato per i suicidi.

Il 13 Febbraio 1936, fu rinvenuto in fondo al viadotto, il cadavere di un giovane diciannovenne tal Giuseppe Veraldi e le forze dell’ordine archiviarono il caso come uno dei tanti suicidi, che il luogo annoverava nella sua storia.

Ma, quest’episodio, non era destinato a perdersi nell’oblio, infatti, qualche tempo dopo tornò agli onori della cronaca.

Il 5 gennaio 1939 una ragazza di 17 anni, tal Maria Talarico, si trovò, a passare sopra il viadotto, quando a un certo punto, iniziò ad ansimare affannosamente stramazzando pesantemente al suolo.

Fortunatamente la giovane era in compagnia di amiche, che la condussero a casa in uno stato di evidente confusione.

Giunta nella sua abitazione, si rivolse ai suoi famigliari, con voce maschile, dicendo che quella non era casa sua e che voleva parlare solo con la sua mamma.

La madre, le chiese cosa potesse fare per lei, ma la ragazza le rispose, che non la conosceva, che sua madre si chiamava Caterina Verardi, e che abitava nel rione Baracche.

I famigliari di Maria, si premurarono di convocare la donna che, risultò essere irreperibile.

Riferito alla ragazza l’impossibilità di rintracciare Caterina, Maria iniziò a manifestare un insolito comportamento.

Si fece accompagnare in un’osteria, la stessa dove fu visto l’ultima volta Giuseppe, e, li iniziò a fumare, a bere vino, a giocare a carte, tutte cose che la ragazza non aveva mai fatto. Inoltre chiese che le fosse servito del vino contenente sale e semi di papavero, lo stesso bevuto dal giovane quel giorno.

Fu riportata a casa, dove passò la notte insonne, invocando sempre il nome di Caterina sua presunta madre.

La donna fu rintracciata, e nonostante le indubbie reticenze, sì precipitò a casa della giovane per capire il motivo di tale convocazione.

Quando Maria vide Caterina le disse: "Mamma sono io, sono Giuseppe non mi sono suicidato, mi hanno ucciso".

Tale rivelazione sconvolse la donna, ma tanto era lo stupore che ascoltò in silenzio senza parlare: "Mi hanno ucciso per amore, mi hanno avvelenato con il vino e poi mi hanno rotto la testa con un bastone".

Maria, posseduta dallo spirito del ragazzo, rivelò non solo il nome dei suoi assassini, ma anche il punto esatto in fondo al viadotto dove, tre anni prima fu trovato il cadavere.

La notizia fece tanto scalpore che la magistratura riaprì il caso.

Fu riesumato il corpo e da un’attenta autopsia, risultò che i colpi non erano dovuti alla caduta del viadotto, ma, a percosse inferte con crudeltà.

I colpevoli, nonostante i nuovi indizi non furono mai incriminati, mancavano le prove schiaccianti.

Dopo circa 36 ore Maria tornò in se, non ricordava nulla dell’accaduto, anche se questa storia, è ancora viva nel ricordo dei Catanzaresi.

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