La Storia di "Giraffa": una donna genovese, dalla vita tumultuosa

Di "Giraffa" ne parla Remo Borzini nel suo libro "Il Malamore". Di lei si sa, che era un estravagante, e cioè una meretrice che lavorava fuori dalle regole imposte delle leggi che regolavano le case di tolleranza. Giraffa lavorava solo di notte, quando le case chiuse cessavano la loro attività. Di giorno, non potendo lavorare liberamente, si ubriacava nelle osterie della zona di Sant'Andrea e dopo essersi inebriata dall’alcol, si recava, sotto le gelosie del Bordello della Castagna, quello stesso che si dice abbia ispirato Gino Paoli per la sua canzone "Il Cielo in una Stanza", a insultare le belle colleghe. In realtà, anch’io parlo di "Giraffa" nel mio libro, "Genova Stregata", ma per un’altra storia che si narra da sempre nella zona di Via Ravecca, che allego in fondo a questa mia nota. Una sorta di crossover inconsapevole, che vede due aspetti di uno stesso personaggio.

Pur avendo letto "Il Malamore" non avevo legato la "Giraffa" di Borzini a quella descritta da me: è stata la guida turistica Roberta Mazzucco a farmi notare che il personaggio era lo stesso.

Qui di seguito la sua storia:

Due Decessi per una "Giraffa"

Quella che andrò a narrarvi non è propriamente una leggenda di fantasmi ma un’insolita storia che mi venne raccontata da Anna e Gianna due signore che abitavano in Via Ravecca. Non so dare un’esatta collocazione temporale ma sicuramente questa vicenda si è svolta attorno alla metà del XX secolo, prima della chiusura definitiva delle case di tolleranza. Tengo a precisare che la vicenda, essendo stata tramandata oralmente, potrebbe aver subito, come sovente succede per le leggende metropolitane, dei cambiamenti, quindi potrebbe non rispecchiare fedelmente quanto è realmente accaduto.

La nostra storia comincia cosi: nella zona di Via Ravecca abitava una signora tanto magra e alta da essere stata appellata dai conoscenti con il nomignolo di "Giraffa". Era sposata con un uomo piccolo e grassoccio e potete ben immaginare come questa coppia potesse essere spesso al centro di crudeli commenti. Un triste giorno "Giraffa" ebbe un malore e cadde a terra morta. La poverina fu portata all’obitorio in attesa di celebrare il funerale. Tutto normale direte voi, se non fosse, che "Giraffa" non era morta bensì caduta soltanto in uno stato di morte apparente. Nessuno era a conoscenza della sua predisposizione alla catalessi in quanto non si era mai manifestata prima. La sera verso le ore venti, quando l’obitorio aveva ormai chiuso i suoi battenti al pubblico, la nostra eroina si risvegliò sul freddo marmo dell’obitorio e infreddolita e anche un po’ spaventata si tirò sulle spalle il bianco lenzuolo che ricopriva la bianca pietra di Carrara. Ed ecco fatto, una donna con addosso un lenzuolo poteva sembrare veramente un fantasma. E’ doveroso ricordare che nei tempi passati i fantasmi venivano descritti come delle sagome ricoperte da lenzuoli, questo perche era d’uso avvolgere i defunti in stoffe di lino dal bianco colore. Alcuni di questi probabilmente, non essendo veramente morti, uscivano dalle tombe per far ritorno a casa. Ma senza divagare, torniamo alla nostra storia. "Giraffa", come dicevamo, infreddolita e ammantata dal candido lenzuolo si ritrovò al buio all’interno dell’obitorio. Vide in lontananza una luce che veniva dal vano del custode e piano

piano si diresse verso di essa. All’interno della piccola guardiola c’era un omino che, vista l’ora, si accingeva a mangiare un pezzo di focaccia calda. "Giraffa" si avvicinò a lui e con un flebile soffio di voce gli disse in genovese stretto: "ti me de un toucchetin de fugassa?" , " mi daresti un pezzettino di focaccia"?

L’uomo nel girarsi vide questa donna alta e magra, con il lenzuolo addosso, e scambiandola per un vero fantasma morì sul colpo. La donna, ancora confusa per quanto accadeva attorno a lei, scalza prese la strada di casa. Era buio e in casa sua si stava ancora celebrando la veglia funebre, parenti e d’amici stavano consolando l’affranto marito. D’un tratto si udirono tre colpi secchi alla porta: "toc, toc, toc".

L’uomo andò ad aprire la porta e alla vista della moglie lo shock fu tale da far morire anche lui.

Nella foto Lucia Vita che interpreta "Giraffa"

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